La notizia in sintesi
- Venezia ospita il report 2025 su cinema e audiovisivo italiano.
- Nel 2026 sbloccati circa 750,3 milioni tra tax credit e sostegni.
- I lungometraggi crescono, ma calano costi produttivi e coproduzioni.
- I set italiani aumentano occupazione e giornate lavorative sul territorio.
Riassunto generato con AI AGENTICA di Datamoney.ch
Il cinema italiano tra risorse e produzione
Alla Mostra del Cinema di Venezia, la Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura ha presentato, presso l’Italian Pavilion dell’Hotel Excelsior del Lido, la quindicesima edizione del report I numeri del cinema e dell’audiovisivo italiano – Anno 2025. L’incontro del 3 settembre ha riunito la sottosegretaria Lucia Borgonzoni, il direttore generale Giorgio Carlo Brugnoni e Bruno Zambardino della DGCA per fotografare produzione, investimenti pubblici, tax credit e occupazione.
I dati servono a misurare la tenuta del comparto e a definire la risposta alle pratiche arretrate e alle risorse bloccate. Il quadro mostra più film classificati e incassi tornati ai livelli pre-Covid, ma costi produttivi e audiovisivo in calo, mentre il sostegno fiscale resta decisivo.
Tax credit, arretrati e risultati del report
Lucia Borgonzoni ha collegato la presentazione del report al lavoro sulle domande rimaste inevase, accumulate a fronte di richieste elevate e di organici insufficienti. Per il 2026, ha ricordato, sono stati recuperati 70 milioni di euro aggiuntivi per il Fondo cinema e audiovisivo, mentre la riforma della normativa di settore è all’esame del Parlamento.
«I dati del 2026 parlano chiaro, le risorse complessivamente sbloccate quest’anno a sostegno del cinema e dell’audiovisivo hanno raggiunto circa 750,3 milioni di euro», ha dichiarato la sottosegretaria, riferendosi a tax credit e ulteriori strumenti di sostegno. Secondo Giorgio Carlo Brugnoni, delle circa 2.000 pratiche di tax credit inizialmente in attesa, circa 1.500 sono state lavorate in sette mesi.

Sono inoltre stati riconosciuti crediti d’imposta preliminari per oltre 500 milioni di euro su 1.520 pratiche. La DGCA ha rivisto le regole per contributi selettivi, promozione e contributi automatici, introducendo anche la piattaforma “DGCA incontra” e una sezione FAQ per gli operatori.
Il report segnala 403 lungometraggi classificati nel 2025, lo 0,8% in più del 2024, ma coproduzioni in calo del 10,6% e costi complessivi scesi a 799 milioni di euro, il 4,6% in meno. Il tax credit per la produzione cinematografica raggiunge 215 milioni, mentre i contributi selettivi arrivano a 35 milioni.
Occupazione e attrattività internazionale dei set
Il recupero degli incassi theatrical, saliti complessivamente a 180 milioni di euro, riporta il mercato ai valori del 2019, pur con meno spettatori e più titoli distribuiti. Sul versante audiovisivo, le opere televisive e web consegnate scendono a 226 e il costo complessivo cala a 814 milioni di euro.
Il dato occupazionale offre però un segnale concreto: nel 2025 sono state presentate 235 richieste di inizio lavorazione, con circa 18.000 addetti coinvolti e 801.552 giornate lavorative stimate. Roma è la principale location italiana, gli Stati Uniti guidano le produzioni straniere e la Francia resta il primo partner nelle coproduzioni.
FAQ
Quante risorse sono state sbloccate nel 2026?
Circa 750,3 milioni di euro sono stati sbloccati nel 2026 attraverso tax credit e altri strumenti di sostegno al settore.
Quanti lungometraggi italiani sono stati classificati?
403 lungometraggi hanno completato la classificazione nel 2025, con un incremento dello 0,8% rispetto al dato registrato nel 2024.
Quanto vale la produzione cinematografica italiana?
799 milioni di euro è il costo totale dei film prodotti nel 2025, in diminuzione del 4,6% sull’anno precedente.
Quanti lavoratori hanno operato sui set italiani?
Circa 18.000 addetti hanno partecipato alle lavorazioni avviate nel 2025, duemila in più rispetto al numero rilevato nel 2024.
Quali fonti sono state utilizzate?
La Redazione ha rielaborato con supervisione umana fonti stampa ufficiali e qualificate, incluse analisi di Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.
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